10 febbraio 2012

Carnevale: costume da Incredibili


A proposito di soluzioni economiche e veloci per carnevale ecco il costume da Incredibili che avevo realizzato lo scorso anno. Come vi dicevo qui ho usato una tuta\pigiama dell'Oviesse e dei ritagli di pannolenci e avanzi di calzini (che avevo usato per fare un vestito a questa bambola). Non serve spiegare il procedimento, giusto?
Avevo cucito anche mascherina e stivaletti soprascarpe ma non sono stati apprezzati e non so che fine hanno fatto :p comunque sono semplici da fare, basta prendere la lunghezza del piede più due cm fare la sagoma degli stivali su due pezzi di pannolenci e cucire i lati lasciando aperto il fondo così possono essere indossati sulle scarpe.
Questo vestito è perfetto anche per andare in giro, basta mettere un pigiama bello doppio sotto sciarpa e cappello ed il gioco è fatto. Magari per chi è sommerso dalla neve non è sufficiente ma per un freddo normale è perfetto.

Non è tanto una questione di cosleeping

Sta notte dopo una delle n poppate notturne ho guardato mio figlio sazio e soddisfatto dormire accanto a me e l'altro nel suo lettino attaccato al nostro con il viso sereno e rilassato. Ho pensato a tutte le questini che si sollevano sul sonno dei bambini (e dei genitori) e mi sono detta: ma perchè, dove dovrebbero dormire?
Non è tanto una questione di cosleeping, credo che ognuno debba adottare il metodo che ritiene più adatto alle proprie esigenze e per noi è il tutti insieme appassionatamente.
Il momento del sonno è qualcosa di intimo, privato, che viene condiviso con poche persone nella vita. Lasciamo per un momento da parte la questione sonno dei bambini e pensiamo con quante persone abbiamo dormito (ma proprio nel senso di chiudi gli occhi e sogna) e che ricordi abbiamo dell'evento. Per quanto possiamo aver girato il mondo e dormito nei posti più assurdi e nei modi più strani, le persone che ci hanno accompagnato in queste avventure sono molte meno di quelle con cui abbiamo mangiato, probabilmente. Ricordo campi scout e viaggi in treno in cui trovare un modo per riposare era di per se un'avventura e se ci ritroviamo per più di qualche momento con i vecchi amici non manchiamo di raccontare aneddoti divertenti che riguardano il sonno. La vita ci ha divisi ma in qualche modo restiamo uniti da tante cose, tra cui anche le dormite "estreme". Quando dormiamo siamo indifesi ed inermi, tanto che in alcune circostanze si fanno i turni di guardia, ci affidiamo cioè a chi è vigile per vegliare su di noi. Quando dormiamo viene fuori anche quel lato di noi che non possiamo controllare (se russi, russi, non c'è niente da fare) e che non sveliamo a chiunque; magari ne parliamo ridendo e scherzando ma non lasceremmo che qualcuno ci vedesse davvero proprio quando cominciamo il nostro concerto. Da pendolare mi è capitato spesso di addormentarmi in treno e vedere altri dormire in modi più o meno ridicoli ma tutti cercavano di non invadere la privacy dell'altro, non solo per non disturbare, ma per lasciare proprio uno spazio di intimità anche quando questo non è possibile.
Potrei aggiungere che con Matteo non avrei mai riposato senza praticare il cosleeping e che con Jacopo più volte mi sono svegliata di soprassalto perchè ha rischiato di soffocare a causa del reflusso (non mi venite a dire che lo schiaccio che dopo tutte le volte che l'ho salvato mi arrabbio), potrei elencare i vantaggi del cosleeping a livello psicologico per madre e bambino (o dell'alto contatto in generale), ma non voglio dare soluzioni per il sonno, solo condividere questa mia riflessione e vedere se qualcuno sa rispondere alla mia domanda: ma dove altro dovrebbero dormire i miei bambini se non con me? Magari ci ripenso....Noooooo...! :)
Sul sonno delle famiglie andate a vedere il blogstorming di Genitoricrescono, io partecipo con questo post.

08 febbraio 2012

Carnevale: vestito da pteranodonte

Perchè pteranodonte e non pterodattilo come dicevamo da bambini noi? Non lo so, ma uno dei cartoni preferiti da Matteo è il treno dei dinosauri e li chiamano così.
In questi giorni di freddo e broncospasmi non è stato facile intrattenere il fratellone, soprattutto perchè fratellino ha cominciato ad aver voglia di rotolare, sperimentare e chiacchierare con mammina facendo stupendi sorrisi. Sarà che abbiamo passato il primo mese a dirgli "e fattela 'na risata!" e lui a guardaeci con la faccia di chi ti dice "ma che te ridi! c'ho n'acido!".
Ma torniamo al vestito da pteranodonte. Non sono una gran sarta ma come per ogni cosa ho la fortuna di sapermi arrangiare e cavarmela quanto basta per avere un risultato che soddisfa il mio bimbo; inoltre non ho mai tanto tempo e prediligo le soluzioni veloci e d'effetto, nonchè economiche (ma avete visto i prezzi dei costumi di carnevale?).
Quindi ho preso una maglia con cappuccio, del pannolenci, colla, ago e filo. Ecco il risultato.


Ho cucito tutto con punti larghi in modo da recuperare la maglietta che, per quanto economica, mi piace molto.
Spero si capisca che ho sagomato le ali tipo pipistrello, ho fatto una coda a freccia ed una sorta di becco sporgente sul cappuccio, al quale ho incollato due occhi un pò paurosi. Il pantalone è di una tuta di pile che l'anno scorso ho usato per fare il vestito da incredibili (è bastato fare il logo col pannolenci ed attaccarlo sulla maglia visto che è a tinta unita) comprata all'oviesse con poca spesa, che non userò con la maglia da pteranodonte, basterà un pantalone di tuta marrone o verde (o dei colori che preferite per il vostro costume, una bimba potrebbe essere arancione e verde ad esempio) ed il gioco è fatto.


07 febbraio 2012

Ninna nanna mamma ma di sonno non ce n'è....

....sette son le ore che tu passi insieme a me.
ninna nanna mamma ne hai una sol per te 
dopo cosa c'è un cuscino ma per me!

Se penso che Matteo è stato 19 mesi senza dormire (almeno non abbastanza da farci riposare) quasi non capisco come ho fatto a sopravvivere. 19 mesi in cui di giorno dormiva si è no un paio d'ore tra mattina e pomeriggio e di notte passava almeno 3 o 4 ore sveglio a giocare in mezzo a noi. Di quel periodo ormai ricordo poco, dovevo pur difendermi, altrimenti come avrei fatto a decidermi a fare il secondo? per fortuna ho fatto memoria di quel periodo qui, ma soprattutto della soluzione che abbiamo trovato e che ovviamente, visto che siamo buoni e che capiamo quanto sia dura per un genitore non chiudere occhio per mesi, abbiamo gentilmente condiviso :) Da quel momento la Montessori ci è tornata spesso utile e quindi anche noi, come ogni genitore che è riuscito a salvarsi i neuroni abbiamo abbracciato un "credo". Buttato Estivil abbiamo optato per Il bambino in famiglia e per il cosleeping, tanto che per l'arrivo di Jacopo progettavamo un sidebed, perchè si sa, squadra che vince non si cambia. Com'è andata?
Jacopo ha dormito su di me per un mese e mezzo circa, visto che col reflusso non riusciva a stare sdraiato ed io avevo paura che soffocasse (sembrava così piccolo, avevo dimenticato com'erano piccoli i neonati), Matteo si addormentava accanto a noi nel lettino con le sbarrette tanto odiato in passato. Ora Jacopo riesce a stare sdraiato accanto a me che lo allatto a richiesta e lui neanche si sveglia più di tanto, così capita che papino riesce a fare anche tutta una tirata ed io mi addormento allattando. Tutta vita! Matteo si addormenta accanto a me mentre papino aiuta Jacopo a vincere la battaglia col sonno passeggiando con la fascia per poi fare il cambio figlio: rimetti il grande nel suo letto attaccato al nostro e posiziona il piccolo con l'argine del cuscino allattamento. Se Matteo non ha il solito broncospasmo restiamo in questa configurazione tutta la notte e la mattina sono sorrisi e coccole, se l'attacco d'asma lo tiene sveglio allora il lettone diventa a 4 piazze e la mia colonna vertebrale si blocca, ma almeno il neurone rimane lucido e vigile durante il giorno ;)
Insomma, si fa quel che si può ma soprattutto si spera che Jacopo non abbia gli stessi problemi (sia per il suo bene che per il nostro) perchè quando crescerano probabilmente saremo costretti a lasciare a loro il lettone ed andarcene in cerca di un giaciglio...oppure li metto nello stesso letto in camera loro...ma per favore FATEMI DORMIREEEEEEEE...... ops è saltato il neurone, tornerò lucida e compita tra 10, 9, 8,7, 6.........
Questo post partecipa al blogstorming

Neve e decrescita

In questi giorni i media non fanno che aggiornarci sulle condizioni meteo del paese; una nevicata così è sicuramente degna di nota, visti i problemi che sta portando, dalla mancanza di riscaldamento in casa all'impossibilità di raggiungere un ospedale o di tornare dalla propria famiglia per i pendolari ad esempio. Se a questo aggiungiamo che lo sciopero dei giorni scorsi ha limitato l'approvvigionamento dei supermercati e quindi le nostre dispense non sono fornitissime, capisco che ci si possa far prendere un pò dall'ansia.
Dall'arrivo di Matteo ho cominciato a vivere con meno leggerezza i bleakout, perchè mi preoccupavo per i riscaldamenti che non funzionano, per l'apparecchio aereosol che non potevo usare in caso di attacco d'asma (ora abbiamo gli spruzzini) ecc. Dopo aver fatto un giro al supermercato (non uscivo da una settimana visto l'ennesimo broncospasmo di cucciolo) credo che sia lecito preoccuparsi anche del fatto che manca buona parte degli approvvigionamenti, almeno di quelli freschi, anche se da un lato ero felice, perchè è la dimostrazione che le cose dovrebbero essere organizzate diversamente. Insomma non voglio demonizzare il sistema, che ha tantissimi aspetti positivi, ma che uno stile di vita meno dipendente dalla grande distribuzione può aiutare a vivere più serenamente anche i momenti di "crisi" come questo. Non dico tanto le grandi città, ma se in una piccola città  come la mia ci si rivolgesse ai contadini locali invece di aspettare la frutta da chi sa dove, magari anche al supermercato due arance si trovavano.
Quello che mi ha fatto riflettere di più è il modo in cui sono pensate e progettate le nostre case. Se manca la corrente o il gas non ci si può riscaldare nè lavare (che con l'acqua ghiacciata e senza riscaldamento non è il massimo) non si può cucinare e non possiamo fare altro che metterci a letto e raccontarci qualche storia; che per carità è bellissimo ma andare a dormire alle 20.00 mi sembra un pò prestino. Pensare che basterebbe un caminetto per avere un pò di luce, di calore e nel caso riscaldare l'acqua per lavarsi o cucinare un bel fiaschetto di fagioli. Per quelli proprio bravi si può fare anche il pane, delle patate alla brace, un arrosto o qualche crespella dolce da farcire con un pò di cioccolato che col calore del fuoco si fonde leggermente profumando tutta la stanza. Ricordo che mia nonna mi faceva buttare sul fuoco anche le bucce dei mandarini che scoppiettavano e profumavano l'ambiente. Per i più piccoli poi sarebbe anche un momento divertente che gli potrebbe insegnare molto sul come cavarsela nonostante tutto. Voi come state affrontando i disagi del maltempo?

In questi giorni di isolamento forzato, in cui ho sentito lamentele su tatti fronti, polemiche a parte (non voglio entrare nel merito perchè non è lo spirito di questo blog), mi auguro che il disagio abbia fatto emergere la parte migliore di noi, quella di chi si rimbocca le maniche per risolvere la situazione, di chi è disponibile anche per il vicino solo o per aiutare la mamma che non sa a chi lasciare i figli visto che le scuole sono chiuse ma gli uffici no....e penso a quanto sarebbe bello il cohousing...!

04 febbraio 2012

Momenti di crisi? La Montessori ti da una mano


L'arrivo del fratellino ha portato come da manuale un pò di scompiglio, non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche nella mente e nel cuore del fratellone che, sebbene felice dell'arrivo di un nuovo membro della famiglia, si è visto togliere un pò di tempo ed attenzioni da parte di mamma e papà.
In questi tre anni ho rafforzato sempre di più la convinzione che il modo migliore per capire di cosa ha bisogno il mio bimbo è mettersi in ascolto, chiedendo a lui. Abbiamo attraversato momenti più o meno difficili in cui la comunicazione sembrava interrompersi, in cui ho dovuto fermarmi e chiamare le cose col nome giusto per poterle affrontare al meglio. Ogni volta ho potuto constatare che quelli che solitamente vengono definiti capricci o crisi di nervi non sono altro che una richiesta di aiuto, ma aiuto a far cosa? C'ho pensato tanto e la risposta, già presente nel mio cuore, ha trovato fondamento scientifico negli scritti di Maria Montessori. Nel suo "aiutami a fare da solo" c'è tutto ciò di cui il bambino ha bisogno: autonomia ed amore. Già perchè il bambino che abbiamo davanti è lo stesso che tra qualche anno lascerà il nido per camminare da solo e noi non potremo che accompagnarlo nei ricordi del suo cuore.
Ovviamente questa volta le cose erano un pò più complicate, perchè non stavamo affrontando solo uno step di crescita, ma anche un pò di nostalgia per la mancanza della quantità di coccole a cui cucciolo era abituato.
Non è stato semplice capire cosa fare, perchè anche se cercavamo di dargli tutte le coccole possibili, di fatto il tempo non si moltiplica e le forze neanche, aggiungiamo la mancanza di sonno che non ti consente di essere proprio lucidi ed ecco che si alzano urla e pianti.
Quando si tocca il fondo però è il momento giusto per darsi una bella spinta verso l'alto e riprendere in mano la situazione.
la brocchetta è stata tolta per ora ed abbiamo aggiunto
 i tovaglioli ed il bavaglino
Il barbatrucco per noi è stato cercare di essere più pazienti possibile non aspettandoci da lui che facesse quello che secondo noi era giusto ma cercare di capire il perchè di certi comportamenti, chiedendoci fino a che punto fossero modi per "approfittare della situazione" (se mai fosse possibile attribuire ad un bimbo di tre anni pensieri così brutti) e fino a che punto fossero richieste di attenzione; ma soprattutto riconoscere il suo bisogno di nuovi spazi di autonomia e responsabilità. Come? Mettendo in cucina un mobiletto (che è stato usato per qualunque cosa, anche come cucinetta giocattolo) con le tovagliette americane, posate, bicchieri, tovaglioli, candele e tutto l'occorrente per apparecchiare come un bimbo grande.
Avevo bisogno di un pò di forza, di qualcuno che mi desse un pò di fiducia che questa era la strada giusta (anche se mi è bastato vedere la riconquistata serenità del mio bimbo) ed ho deciso di seguire un incontro formativo montessori,  "Sviluppare la stima di sé attraverso il libero movimento nella prima infanzia", tenuto dall'associazione Montessori in pratica.
Il target era 0-3, ma l'impostazione montessoriana del dare fiducia al bambino perchè competente ed integrato col mondo degli adulti, non relegato ad una vita da "piccolo" diversa da quella da "grande" che lo aspetta è stata comunque perfetta per la mia situazione. inoltre mi ha dato molti spunti di riflessione sul tipo di genitore che voglio essere e su quanti condizionamenti culturali ancora devo abbattere per diventarlo.