Passa ai contenuti principali

Sono felice!

Si, finalmente ho fatto pace col cervello e col mio corpo, completamente. Sono piccole conquiste che aiutano a vivere meglio e ad essere sereni, il che le rende grandiose.
Mi spiego meglio.
Non credo di averne mai parlato, ma il parto di Matteo mi ha lasciata "divisa in due", da un lato la sofferenza per aver dovuto ricorrere al cesareo dopo dodici ore di travaglio, di non aver potuto tenere vicino il mio piccolo subito dopo il parto, il non avere le forze per occuparmene a causa di una forte emorragia (con annessa trasfusione di circa un litro di sangue e riapertura del taglio il giorno seguente per "revisione", visto che l'emorragia non si fermava). A questo si aggiungeva il fatto di non riuscire a tenere cucciolo in braccio mentre ero in piedi per i quattro mesi successivi al parto e ringrazio mille volte di aver scoperto la fascia portabebè che mi ha permesso, una volta in piedi, di fare splendide passeggiate col mio bimbo. Ricordo anche la paura di non tornare a casa, di lasciare i miei amori, di non poter dire a mio figlio quanto lo amo e che la vita è bella, basta "sorridere e cantare anche nelle difficoltà", la paura di perdere l'utero e di non poter avere i tre figli che abbiamo sempre sognato, la rabbia di non poter dare a mio figlio il colostro, tanto importante per la sua vita, a causa delle trasfusioni e cavoli vari.
Ma dall'altra parte c'era la gioia di avere con me quel cucciolo caldo e morbido, così meraviglioso, con le sue manine screpolate, le orecchie pelosette (sembrava un hobbit ma poi i peletti sono spariti tranquille), il visino rugoso che sembrava Yoda, il maestro jedi di guerre stellari. C'era l'orgoglio e la soddisfazione del tenere tra le braccia il mio piccolo nonostante fossero diventate viola per le troppe flebo e le cicatrici lasciate sulle braccia dalle cannule messe proprio vicino a dove Matteo poggiava la sua testolina. C'era la soddisfazione di essere riuscita ad allattare in modo esclusivo per undici mesi, nonostante il mio emocromo sostenesse che non ero nelle condizioni ideali per farlo.
Le gioie però sono passate un pochino in secondo piano quando la nuova gravidanza ha risvegliato un pò delle paure legate al parto precedente: avrei rischiato di nuovo la vita? Avrei dovuto fare per forza un altro cesareo? Non potrò mai provare la gioia di lottare con mio figlio per farlo venire al mondo ma sarei stata di nuovo spettatrice inerme di questo meraviglioso evento? Ecc...ecc...ecc...
Mi sembrava di non lottare per un parto naturale dopo un cesareo; cosa possibilissima, ma per informazioni in merito guardate il blog EquAzioni e capirete anche cosa intendo per lottare e non arrendersi davanti alla burocrazia e pigrizia medica che ha indotto la gente a credere che il primo cesareo sia una sentenza sui parti successivi. Soffrivo perché non volevo un altro cesareo ma il mio ginecologo (che tra l'altro è uno di quelli favorevoli al parto naturale dopo il cesareo) mi aveva giá avvertita che nel mio caso, visti annessi e connessi, era necessario programmare un nuovo cesareo a 38 settimane (mi sembra di avere la scadenza "da consumarsi entro e non oltre il..."). Che fare? Arrendersi alla scienza medica o lottare per i propri diritti naturali e legali? In questa lotta interiore ho chiesto aiuto e consiglio a chi c'era passata prima di me, aspettandomi non so neanche io quale risposta, ma forse cercando solo un pò di comprensione da chi poteva capirmi fino in fondo. La risposta è arrivata e mi è piaciuta molto, soprattutto nel punto in cui diceva che il sostegno migliore l'avrei trovato nell'amore di papino che mi è sempre stato accanto e si è sempre sforzato di andare oltre se stesso per comprendermi profondamente e senza giudizi, come solo l'amore vero sa fare. Essere UNO non è cosa da poco.
Papino mi ha lasciata parlare per giorni e giorni, fino allo sfinimento - poverino! -cercando di capire cosa mi passasse per la testa e nel cuore, dicendomi infine una cosa molto semplice: "Ma perché deve essere una lotta?". Non fraintendere, non voleva dire di non lottere per il diritto di avere un parto naturale dopo un cesareo, ma di accettare che, nel mio caso, i rischi sono talmente tanti che non è giusto vivere la cosa come una battaglia in cui ci si arrende senza combattere, ma che è importante per la mia salute, quella del piccolino (chi lo allatta se mamma muore?) e per la serenità di tutti e quattro accettare i limiti del proprio corpo; del resto non posso pensare di costruire una casa se non so farlo.
Non so se mi sono spiegata, ma il fatto è che mi dispiace di non poter fare l'esperienza di un parto naturale, perché è una cosa che ho desiderato per tutta la vita, ma sono felice perché so che la possibilità di un cesareo mi consentirà di essere serena al momento della nascita del mio piccolino, che avrà sicuramente la sua mamma ad occuparsi di lui e che torneremo tutti e quattro a casa felici e contenti.
E poi quando mi faranno la classica battuta "quant'è bello! Ma come si fa ad averne uno uguale?!" io potrò continuare a rispondere "io l'ho preso coi punti :D un centinaio" ;P

Commenti

  1. non sai quanto mi fa piacere leggere le tue parole. a me che tanto ho lottato per cercare una struttura e del personale preparato a un vbac. a me che l'ho fatto. a me che mentre ero in sala parto scongiuravo il cesareo.
    se "può" essere una lotta prima, non DEVE essere una lotta durante. deve essere un momento vissuto con serenità, te lo devi godere senza avere altri pensieri. ed è il vostro momento. sono sicura che i tuoi due uomini ti staranno accanto e ti faranno tantissima forza.anche se tu sei già "abbastanza" forte.
    ti sono vicina e

    RispondiElimina
  2. Brava, anche per fare questi ragionamenti bisogna essere persone molto forti, perchè è facilissimo cadere nella trappola della lotta a tutti i costi. Ti auguro tutto il bene che si può per questa nuova gravidanza!

    RispondiElimina
  3. Grazie! Riesco a dirvi solo questo ^__^

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Lettera aperta a Babbo Natale o chi per lui

Anche se tardi scrivo anch'io la mia letterina, ma visto che non so bene a chi indirizzarla la rendo pubblica...hai visto mai che passa di qui qualcuno che può accontentarmi ;) Caro Babbo Natale/Gesù bambino/S. Nicola/Quello che porta i regali, Sono Barbamamma ed anche se non sono più una bambina (secondo l'opinione pubblica, almeno) ho due bimbi e vorrei chiederti dèi regali per loro...va bè per me, ma che fanno bene anche a loro (tanto è inutile che imbroglio che tu sai tutto). Questo Natale siamo in quattro e con l'aumento della famiglia aumentano gioie e responsabilità; per ora sono un pò giù di morale perché mi sembra di non essere all'altezza di questo splendido dono che ho ricevuto, potresti darmi un pò di energia in più per far fronte alle esigenze di tutti? Meglio se non solo sotto forma di cioccolato, vanno bene anche un paio di dolci di Lupacchioli (il Pannocchio al mais...slurp!!!), le cancelle di mamma e tante verdure buonissime (che non riesco a cucinar...

2 ottobre 2011

Anche quest'anno è arrivato il mio compleanno e non so perchè ma da quando sono diventata mamma mi piace come quando ero bambina e mamma mi preparava le festicciole ^__^ Per domenica ho preparato una torta che mi è piaciuta tantissimo, ho fatto il pandispagna con la farina di riso (veniva a trovarmi un'amica celiaca) la crema col latte di soja alla vaniglia e per la bagna ho fatto uno sciroppo alla cannella che mi piace tanto (acqua, zucchero e cannella, basta far ridurre un pochino ed il gioco è fatto); il tutto ricoperto di glassa al cioccolato (ma come si tagliano le torte con la glassa senza farle rompere?) con tante stelline di zucchero colorate ed il numero 31 al centro. Per le candeline ho riutilizzato quelle di Matteo a forma di stella, perfettamente in tema. La torta è piaciuta a tutti, anche al più piccolo della comitiva che se ne è spazzolato un bel pezzone. Ecco cosa abbiamo usato per colorare il nostro cantico delle creature In mattinata siamo andati con i ...

Dove arrivo metto pizzuco*

"Pizzuco"( immagine presa dal web) Questo post si doveva chiamare "Di coerenze, incoerenze e sopravvivenze" ma secondo me così rende meglio l'idea. Il pizzuco (o cavicchio*) è un pezzo di legno appuntito che mio nonno usava per piantare i germogli nell'orto e che io gli rubavo sempre per affondarlo nella morbida terra appena dissodata. L'espressione dove arrivo metto pizzuco  indica che dopo i molti sforzi fatti per fare un certa cosa (originariamente riferito al lavoro nei campi) non bisogna disperare ma piantare il pizzuco  per tenere il segno di dove si è arrivati e ricominciare l'indomani da quel punto. Nel tempo si è persa l'accezione positiva ed è diventato qualcosa tipo "chi se ne importa, dove arrivo mi fermo" ma non è il mio caso. Quello che intendo dire è che mi prodigo ogni giorno per fare del mio meglio ed essere coerente con i miei ideali  lo stile di vita che ho scelto ma non sempre ci riesco. Per quanto mi sforzi v...