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La fucina delle idee



Ma voi ve lo ricordate il liceo? Vi ricordate come eravate, i pensieri che vi passavano per la testa, i sogni, le speranze, i progetti...
Vi ricordate il fervore delle idee, quelle assemblee passate a discutere di tutto e di niente, convinti che per noi il mondo sarebbe stato diverso. Noi, figli del '68, di questa pesante eredità, avevamo il mondo in mano perchè c'era ancora qualcosa da fare, qualcosa d'incompiuto che aspettava solo noi. E ci abbiamo provato, abbiamo tentato imitando gli esempi di un tempo, con assemblee, occupazioni ed interminabili discussioni.
Poi crescendo, inevitabilmente lo spirito inquieto dell'adolescenza si placa, nutrito fino a quel momento da classici, filosofi e demagoghi, finalmente sazio si affaccia al mondo da protagonista.
Ultimamente ho ritrovato una lettera che mi ero scritta tanti anni fa (ben chiusa, era la mia piccola scatola del tempo, avevo appena 15 anni) ed ho sentito il desiderio di aprirla insieme a mio marito. Più o meno ne ricordavo il contenuto e non sono rimasta troppo sorpresa, ma Luigi è rimasto colpito nello scoprire tra i pensieri di un'adolescente l'embrione della donna che ama. E' stato il suo stupore ad avermi emozionato tanto. Ancora una volta mi ha fatto sentire speciale come solo lui sa fare.
Tutto questo mi ha riportata indietro di 15 anni, ad una mattina come un'altra in cui, zaino in spalla ed anfibi ai piedi, salivo le scale insieme ai miei compagni, trovandomi a metà strada davanti al busto del poeta a cui era dedicato il liceo. Bei ricordi di un passato che spiega il mio presente.
Peccato che oggi per molti studenti ricordi come questi saranno inframmezzati da spot di privati trasmessi a ripetizione su schermi nell'atrio della scuola o da mega cartelloni pubblicitari che coprono la facciata dell'istituto.
Non voglio certo criticare il buon cuore di queste ditte che hanno finanziato i lavori di restauro degli edifici scolastici (vedi articolo), mi chedo solo se sia giusto privare gli studenti del diritto di scioperare per i termosifoni che non funzionano o per le aule troppo anguste.
Spero che gli studenti di oggi, con le aule calde, comode ed accoglienti, abbiano dei bei ricordi della loro adolescenza, che trovino degli spazi di reale libertà per le loro menti e che conservino la voglia di far sentire sempre la loro voce, senza barattarla con un paio di scarpe firmate.
Ci restano solo i professori, precari anche loro come gli istituti ma speriamo non altrettanto sponsorizzabili.
Ve lo ricordate quel prof che un giorno vi ha detto....

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